A bloccare il nuovo regolamento, dopo le tensioni del 27 novembre sugli emendamenti di opposizione, sono ora i nodi tecnici sollevati in aula il 4 dicembre e un vizio procedurale legato alle modalità di convocazione della seduta successiva.
Cosa è successo il 4 dicembre
La seduta del 4 dicembre era stata fissata come prosecuzione del Consiglio del 27 novembre, quando, sul piano urbano dei chioschi, erano stati presentati 20 emendamenti dal gruppo M5S–Grammichele Bene Comune (Branciforte e Lirosi), rendendo necessario il rinvio per acquisire i pareri tecnici degli uffici.
In apertura, il Presidente del Consiglio ha comunicato che tutti gli emendamenti (sia quelli di maggioranza che quelli di opposizione) risultavano corredati dai relativi pareri, ritenuti favorevoli o “per competenza”, ponendo quindi il Consiglio nelle condizioni tecniche per discutere e, se del caso, approvare il nuovo regolamento dei chioschi.
La difesa del regolamento da parte degli uffici
Il responsabile del Settore 3, Larocca, ha ripercorso la storia del piano urbano dei chioschi, ricordando che il regolamento vigente risale al 2006 e prevede strutture di 10 metri quadrati. La proposta dell’amministrazione punta ad aggiornare il quadro, portando la superficie massima fino a 28 metri quadrati, con possibilità di ampliamento solo previa presentazione di un progetto edilizio e valutazione di una commissione tecnica composta da funzionari comunali, senza componenti politici.
Larocca ha spiegato che l’eventuale incremento oltre i 28 metri quadrati è legato al meccanismo delle “premialità”: manutenzione del verde pubblico, installazione di cestini per la raccolta differenziata, organizzazione di eventi sociali gratuiti, realizzazione di servizi igienici aperti alla collettività, tutti regolati da convenzioni specifiche con il Comune e valutati mediante tabelle di punteggio previste dall’articolo 13 bis del regolamento. Secondo il dirigente, l’obiettivo è rispondere alle richieste degli operatori economici e al tempo stesso sopperire, almeno in parte, alle difficoltà dell’ente nella gestione ordinaria di verde e spazi pubblici.
Le domande di Lirosi sulla conformità dei chioschi
Nel corso del dibattito è stato il consigliere Salvatore Lirosi a spostare l’attenzione su un nodo preliminare: la conformità urbanistica dei chioschi già esistenti. Lirosi ha chiesto a Larocca se i cinque chioschi oggi presenti sul territorio comunale siano conformi ai titoli edilizi originari e, in caso contrario, come l’ufficio intenderebbe valutare eventuali istanze di ampliamento provenienti da strutture non pienamente regolari, osservando che il regolamento non disciplina esplicitamente questa fattispecie.
Il responsabile del Settore 3 ha risposto di non essere nelle condizioni, in quel momento, di attestare la conformità di tutti i chioschi ai titoli rilasciati, ricordando che il controllo del territorio è di competenza della Polizia Municipale e che, in presenza di eventuali abusi, si applicherebbero le norme nazionali e regionali vigenti in materia edilizia. Ritenendo questa informazione “di vitale importanza” per un’istruttoria corretta sul regolamento, Lirosi ha motivato in aula la propria decisione di non proseguire nella trattazione del punto e ha abbandonato i lavori al trentacinquesimo minuto di seduta.
Branciforte tra Commissione Commercio e dimensioni dei chioschi
Subito dopo, il consigliere Giuseppe Branciforte ha tenuto un intervento articolato, in cui ha contestato sia alcuni aspetti di merito del regolamento, sia profili procedurali. Da un lato ha richiamato la legge regionale 18/1995, che prevede il coinvolgimento della Commissione comunale Commercio su aree pubbliche negli aggiornamenti del piano chioschi, facendo notare come questo passaggio non risulti agli atti del nuovo iter e citando delibere di altri comuni siciliani – tra cui Ragusa, nel 2022 – in cui il parere di tale Commissione è ancora espressamente acquisito.
Dall’altro lato, Branciforte ha insistito sulla coerenza tra definizione di “chiosco” come manufatto isolato di modeste dimensioni e i parametri dimensionali proposti. Portando ad esempio regolamenti recentemente approvati in Comuni come Misterbianco, dove le superfici restano sotto i 20 metri quadrati per il chiosco e intorno ai 15 per gli spazi esterni, il consigliere ha evidenziato il rischio che l’impianto di Grammichele, con ampliamenti e premialità, porti di fatto alla creazione di strutture di dimensioni paragonabili a veri e propri esercizi commerciali, con possibili effetti distorsivi anche rispetto alla concorrenza di bar e locali tradizionali.
La posizione di sindaco e uffici su Commissione e liberalizzazione
Sia il Sindaco che la responsabile dell’area sviluppo economico hanno replicato alle obiezioni procedurali. Il primo ha ricordato come l’esigenza di rivedere gli spazi sia emersa in un confronto con gli operatori e come l’amministrazione si sia orientata su parametri “diffusi nella regione”, ribadendo che le superfici indicate rappresentano limiti massimi e che eventuali ampliamenti dovranno comunque risultare compatibili con codice della strada, vincoli urbanistici e caratteristiche dei luoghi.
Sulla Commissione Commercio, gli uffici hanno ricostruito l’evoluzione degli ultimi anni: la Commissione, pur prevista dalla vecchia normativa, non viene più convocata da tempo, anche alla luce della liberalizzazione del mercato e dell’impatto della direttiva Bolkestein sulle autorizzazioni per il commercio su aree pubbliche. Al suo posto, le procedure si svolgono tramite bandi ad evidenza pubblica, con pareri dei settori competenti e rilascio delle autorizzazioni da parte della dirigenza, mentre eventuali consultazioni coinvolgono oggi le organizzazioni sindacali di categoria e non più l’organo collegiale di un tempo.
Numero legale e sedute saltate
Il clima teso in aula si è tradotto anche sul piano numerico. Dopo l’uscita di Lirosi, al primo appello il Consiglio è risultato spaccato in due, con otto presenti e otto assenti, al di sotto quindi del numero legale richiesto. Come previsto dal regolamento, è stato disposto un secondo appello a distanza di un’ora, ma alla nuova chiamata in aula si sono presentati soltanto tre consiglieri, costringendo il Presidente a rinviare la trattazione del punto alla giornata successiva, venerdì 5 dicembre alle 16:30.
Anche quella seduta, però, non si è mai realmente aperta: in aula si sono presentati i consiglieri di opposizione Branciforte, Lirosi e Palermo, mentre la maggioranza – con la sola eccezione del Presidente del Consiglio e di una consigliera – è risultata assente, determinando ancora una volta la mancanza del numero legale. In un post pubblicato su Facebook, Branciforte ha ricordato che la seduta del 27 novembre era stata autoconvocata e che, in base all’articolo 33 del regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale, in questi casi non sono consentite sedute di prosecuzione: secondo il consigliere, un’eventuale “prosecuzione” il 5 dicembre avrebbe quindi operato in violazione delle norme regolamentari e non avrebbe potuto produrre atti legittimi.
Un regolamento ancora sospeso
Il risultato è che, a oggi, il nuovo piano urbano dei chioschi resta sospeso tra emendamenti già formalmente istruiti, interrogativi sulla conformità dei chioschi esistenti, divergenze interpretative sul ruolo della Commissione Commercio e un doppio stop per mancanza del numero legale.
Ma c’è un interrogativo politico che emerge con forza dalle due sedute consecutive saltate: la maggioranza è davvero compatta su questo regolamento? Le assenze ripetute tracciano un quadro tutt’altro che lineare. Se l’amministrazione presenta il piano chioschi come risposta a un’esigenza condivisa degli operatori economici e frutto di un percorso tecnico consolidato, la mancanza del numero legale in momenti decisivi lascia aperta l’ipotesi che all’interno della maggioranza non tutti siano convinti della proposta o, quantomeno, non ritengano prioritario portarla in votazione in tempi così stretti.
La prossima convocazione del Consiglio comunale dovrà fare i conti non solo con il merito del regolamento – dimensioni, premialità, vincoli e garanzie – ma anche con la necessità di applicare in modo coerente il regolamento interno dell’aula, per evitare che, come scrive lo stesso Branciforte nel suo “Diario del consigliere”, sia ancora una volta “la fretta” la peggiore consigliera nella gestione di un atto destinato a incidere a lungo sullo spazio pubblico e sulle attività economiche della città.
Vi ricordiamo che la seduta del consiglio comunale del 4 dicembre è visionabile sul sito del Comune di Grammichele (ecco il link).
