Grammichele, il piano chioschi è stato approvato con 8 voti su 16, ma l’opposizione contesta i pareri “politici”

Dopo tre sedute saltate e settimane di tensioni, il nuovo regolamento del piano urbano dei chioschi è diventato realtà. Il Consiglio comunale di Grammichele, nella seduta del 17 dicembre, ha approvato l’aggiornamento del piano con 8 voti favorevoli e 2 contrari, al termine di una serata che ha visto scontri frontali sui pareri tecnici degli uffici, la bocciatura di 30 emendamenti dell’opposizione e la scoperta, all’ultimo minuto, di un errore madornale nel testo del regolamento che rischiava di renderlo inapplicabile. ​

La rinuncia ai gettoni del 5 dicembre

Prima ancora di entrare nel merito dell’ordine del giorno, i consiglieri Branciforte e Lirosi hanno aperto la seduta con una dichiarazione di principio: entrambi hanno rinunciato al gettone di presenza della seduta del 5 dicembre, quella che non si tenne per assenza della maggioranza dopo che il 4 dicembre era venuto meno il numero legale. Branciforte ha motivato la scelta dichiarando di ritenere “quella seduta convocata non in modo corretto“, mentre Lirosi è stato ancora più esplicito: “Per non aggravare il danno erariale già commesso con la seduta illegittima di giorno 5 dicembre“. Una mossa simbolica per ribadire la contestazione procedurale già sollevata nelle settimane precedenti sull’applicazione dell’articolo 33 del regolamento consiliare, che vieta sedute di prosecuzione per adunanze autoconvocate. ​

Pianta organica delle farmacie: unanimità in 5 minuti

L’unico punto all’ordine del giorno che non ha generato discussioni è stata la revisione biennale della pianta organica delle farmacie. Il Consiglio ha confermato all’unanimità le quattro farmacie esistenti sul territorio comunale, rispettando il parametro di legge che prevede una farmacia ogni 3.300 abitanti (Grammichele ne conta 12.300). La delibera, già esaminata in commissione con parere favorevole, è stata illustrata brevemente dal Presidente Branciforte e approvata con 10 voti favorevoli, immediata esecuzione compresa. ​

Piano chioschi: lo scontro sui pareri “politici”

È sul terzo punto che la seduta è esplosa. Il Presidente del Consiglio ha ricordato che la proposta è identica a quella già discussa il 4 dicembre, cambiata solo nel numero identificativo (da 57 a 67) e con l’aggiunta di un capoverso che dà atto della seduta precedente. Branciforte ha contestato questa ricostruzione, sottolineando che si tratta sostanzialmente di una nuova proposta deliberativa e che questo ha consentito a lui e Lirosi di presentare, oltre ai 20 emendamenti già depositati, altri 10 nuovi emendamenti consegnati in aula alle 15:30 dello stesso 17 dicembre. ​

Il Presidente della Commissione consiliare Cannizzo ha illustrato il lavoro della Commissione, ringraziando esplicitamente Branciforte per il contributo dato nelle sedute: “Ci è stato molto utile e presente nella nostra Commissione, ci ha aiutato parecchio nella lettura del regolamento“. La Commissione ha presentato un maxi-emendamento che raccoglie tutte le modifiche concordate in sede collegiale, tra cui la correzione di refusi, l’inserimento del permesso di costruire come titolo edilizio (al posto della semplice SCIA), e il coinvolgimento del responsabile del Settore 3 nella commissione tecnica di valutazione. ​

Branciforte, pur riconoscendo la collaborazione in Commissione, ha dichiarato subito voto contrario, denunciando che alcuni pareri dei dirigenti non sono di natura tecnica ma politica: “Leggere alcune cose fa male dal punto di vista personale e istituzionale, perché significa che ancora oggi in questo ente spesso non si riescono a separare i ruoli. La competenza regolamentare è esclusiva del Consiglio Comunale, a prescindere da qualsiasi indirizzo possa dare l’amministrazione“. Il maxi-emendamento della Commissione è stato comunque approvato con 8 voti favorevoli e 2 contrari (Branciforte e Lirosi). ​

I venti emendamenti bocciati e l’attacco ai pareri

Quando si è passati agli emendamenti di Branciforte e Lirosi, lo scontro si è fatto frontale. Il Presidente Giandinoto ha ricordato che tutti gli emendamenti hanno ricevuto i pareri degli uffici: favorevoli dai settori coinvolti, “non di competenza” dove non spettava loro pronunciarsi, ma con una serie di pareri contrari del Settore 3 e del Settore 2 che hanno fatto esplodere le polemiche. ​

Lirosi ha attaccato duramente: “Il Settore 3 e il Settore 2 su alcuni pareri non hanno dato il parere tecnico, ma c’è un parere di natura politica. Quando il Settore 3 mi dice che non può dare parere perché gli emendamenti ‘sollevano criticità di carattere generale e snaturano l’atto di indirizzo dell’amministrazione comunale‘, allora a quel punto stiamo stralciando tutte le prerogative del Consiglio Comunale. Un parere sfavorevole non si può basare su convinzioni o su un indirizzo di un’altra branca dell’amministrazione. Quello che ci si aspetta dagli uffici è un parere tecnico: devo sapere se questi emendamenti sono contrari alle norme urbanistiche, all’ordinamento degli enti locali o alla Costituzione. Non si possono fare pareri politici.” ​

Branciforte ha rincalzato: “Un parere di regolarità tecnica deve dire: consiglieri, guardate che la proposta che avete fatto è contro-legge, viola il regolamento all’articolo X. Non può dire ‘la proposta dei consiglieri di minoranza priverebbe la città di un miglioramento dei servizi sociali’. Questo non è un parere tecnico. Significa sminuire il nostro ruolo e snaturare il ruolo di tutti noi, maggioranza e opposizione.” ​

Il responsabile del Settore 3, Larocca, ha risposto difendendo l’operato dell’ufficio: “Noi siamo i proponenti, difendiamo l’impostazione data dall’amministrazione comunale perché lavoriamo sull’indicazione dell’amministrazione comunale. Non abbiamo creato un regolamento illegittimo. Ci siamo resi conto che, come settore proponente, dovevamo difendere l’impostazione data sull’atto di indirizzo dell’amministrazione comunale.” ​

Interpellato direttamente da Lirosi, il Segretario comunale ha risposto in modo interlocutorio: “Quello è il parere, non dice che è contrario a norma e non dice neanche che lo è a favore“. Tutti i 20 emendamenti di Branciforte e Lirosi sono stati bocciati con 8 voti contrari. ​

I dieci nuovi emendamenti e l’accusa di ostruzionismo

A quel punto è arrivato il colpo di scena procedurale: Branciforte e Lirosi hanno chiesto di trattare i 10 nuovi emendamenti presentati quello stesso pomeriggio alle 15:30, di cui 4 o 5 riguardano direttamente la proposta deliberativa 67. Il Presidente ha sospeso i lavori per un’ora, per consentire agli uffici di esprimere i pareri. ​

Al rientro dalla sospensione, con 10 consiglieri presenti, l’opposizione ha chiesto di poter illustrare i nuovi emendamenti uno per uno. Il consigliere Campanello (maggioranza) ha protestato: “Stiamo qui da un’ora a discutere sempre delle stesse cose. Avete avuto chiarezza dai dirigenti. Questo è ostruzionismo!” Il Presidente non ha concesso la parola per l’illustrazione articolata e si è passati direttamente al voto. Anche tutti i 10 nuovi emendamenti sono stati bocciati con 2 favorevoli e 8 contrari. ​

L’errore madornale: manca una parola nel regolamento

Nel frattempo, però, la consigliera di maggioranza Alessia Mammana ha presentato un emendamento che ha smascherato un errore clamoroso nel testo del regolamento. L’articolo 5, comma 2, nella formulazione originale recitava: “la superficie coperta dei chioschi di nuova realizzazione o quelli attualmente esistenti non possono avere una superficie coperta di metri quadrati 28“. L’emendamento corregge in: “una superficie coperta superiore a metri quadrati 28“. ​

Senza quella parola, il regolamento avrebbe consentito chioschi di qualsiasi dimensione tranne esattamente 28 metri quadrati: un assurdo tecnico che avrebbe reso inapplicabile l’intera normativa. Branciforte, nel suo intervento conclusivo, ha commentato: “Questo la dice lunga su come a volte ci troviamo a lavorare tutti noi colleghi anche rispetto a proposte deliberative importanti per la città e sul fatto che in effetti, e rispondo anche al Sindaco, le questioni che poi l’opposizione cerca di sollevare, come si evince chiaramente, da tutto il lavoro che è stato fatto nella predisposizione degli emendamenti sia un’attività non finalizzata a rallentare i processi, ma invece ad attenzionare quelle che sono le esigenze reali del territorio, a migliorare gli atti deliberativi, ad evitare strafalcioni nelle proposte“.

Le dichiarazioni di voto finali

Prima della votazione conclusiva sul regolamento, i consiglieri hanno espresso le loro posizioni.

Lirosi ha elencato le ragioni del voto contrario: violazioni procedurali per l’assenza di pareri tecnici veri, disparità di trattamento tra maxi-emendamento della maggioranza (illustrato) e i 30 emendamenti dell’opposizione (votati senza possibilità di spiegazione), dimensioni eccessive (fino a 87 mq totali con chiosco, premialità e dehors), concorrenza sleale verso bar e locali che pagano affitto, IMU e TARI mentre i chioschi pagano solo 20 euro al metro quadro all’anno di occupazione suolo pubblico. E ha chiuso ironicamente: “Questa città, oltre a valenti artigiani, ha anche le sue capacità sartoriali.” ​

Branciforte ha aggiunto: “Questo non è un regolamento della città: approvato con solo 8 voti su 16 consiglieri, con 3 consiglieri di maggioranza assenti da settimane. Manca condivisione anche all’interno della maggioranza. La nostra visione è diversa: l’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare.” ​

L’assessore e consigliere (di maggioranza) Campanello ha difeso il lavoro svolto: “9 mesi di commissioni, abbiamo lavorato tantissimo. L’opposizione ha fatto tattica dilatoria: 20 emendamenti più altri 10 per rimandare alle calende greche. Abbiamo una maggioranza democratica e stiamo esercitando una prerogativa prevista dalle regole. Se in futuro altri governeranno, potranno modificarlo” E ha attaccato Branciforte sul piano personale: “Rinuncia al gettone del 5 dicembre ma ha ritirato compensi di tutte le commissioni.” ​(Branciforte ha risposto: “Non intendo passare, in quest’aula e davanti alla città, come colui che vuole portare le cose per le lunghe. Alle commissioni hanno partecipato tutti i consiglieri di maggioranza, oltre al sottoscritto, e ho sempre detto, ribadendolo anche in precedenza, che su alcune questioni, in particolare sui requisiti dimensionali, non poteva esserci accordo per una diversa visione di fondo. Proprio per questo mi ero riservato di approfondire ulteriormente la questione, nell’interesse della città, avendo già in passato fornito contributi migliorativi ad atti provenienti dalla maggioranza, senza alcun pregiudizio.“)

Morello (maggioranza) ha contestato l’idea che il chiosco debba necessariamente essere di dimensioni ridotte: “L’idea che debba essere per forza il modello catanese è sbagliata. Altri comuni: Giarre 30 mq, Racalmuto 32 mq. Qualcuno con i paraocchi voleva indirizzare in una direzione unica.” ​

Il Sindaco Greco ha parlato di “tattica scientificamente e strumentalmente dilatoria“: “10 nuovi emendamenti dopo i 20: senza i dirigenti presenti avremmo dovuto rinviare ancora. Nella passata consigliatura gli atti venivano approvati con 4 voti favorevoli. Il regolamento 2006 fu contestato dai baristi, ma non ci furono disgrazie. Sulla questione delle dimensioni abbiamo valutato tutte le esperienze esistenti. I metri individuati rientrano pienamente in una concezione diversificata presente sul territorio siciliano: ci sono città che prevedono 30 metri quadrati, altre 24. Non esiste una dimensione standard o un modello unico per questo tipo di interventi. Il tempo dirà se questo regolamento funziona.” ​

Un regolamento approvato, ma con quali consensi?

Al termine della seduta, il nuovo piano urbano dei chioschi è stato approvato con 8 voti favorevoli e 2 contrari. Il regolamento prevede chioschi fino a 28 metri quadrati di superficie coperta, ampliabili con il sistema delle “premialità” fino al 50% in più se gli operatori si impegnano in convenzione con il Comune a gestire manutenzione del verde pubblico, installazione di cestini per la raccolta differenziata, organizzazione di eventi sociali gratuiti e realizzazione di servizi igienici aperti alla collettività. Tutte le valutazioni saranno affidate a una commissione tecnica composta da funzionari comunali, senza componenti politici. ​

Ma il dato politico è un altro: il regolamento è passato con la metà esatta del Consiglio comunale, 8 voti su 16, con tre consiglieri di maggioranza assenti per la terza seduta consecutiva sul tema. La contestazione dell’opposizione non si è fermata al merito del piano (dimensioni, premialità, equità rispetto agli altri operatori commerciali), ma ha investito il metodo: pareri degli uffici ritenuti “politici” anziché tecnici, impossibilità di illustrare 30 emendamenti presentati in modo regolare, e un errore nel testo scoperto all’ultimo minuto che dice molto sulla qualità dell’istruttoria. ​

Il tempo, come ha detto il Sindaco, dirà se il regolamento funzionerà e se davvero risponderà alle esigenze degli operatori economici e della città. Quello che è certo, oggi, è che questo piano urbano dei chioschi nasce con un consenso risicato in aula, con una parte della maggioranza assente e con un’opposizione che ha già annunciato battaglia su ogni aspetto procedurale e di merito della vicenda. ​

La nostra redazione attenderà la pubblicazione ufficiale del regolamento sul sito istituzionale del Comune, come previsto dalle norme sulla trasparenza amministrativa, per metterlo integralmente a disposizione dei cittadini. Solo con il testo definitivo alla mano sarà possibile per la città – operatori economici, esercenti, cittadini – verificare nel dettaglio cosa prevede davvero questo nuovo piano dei chioschi, quali sono le regole per le assegnazioni, quali i requisiti per ottenere le premialità, e soprattutto come si applicheranno concretamente i criteri di valutazione della commissione tecnica. Un atto che, dopo tre mesi di discussioni, tre sedute saltate e una notte di scontri frontali in aula, merita di essere letto e compreso da tutti, al di là delle polemiche politiche.

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