Grammichele: La Memoria si racconta a Scuola, quando i bambini diventano custodi del futuro

La Giornata della Memoria 2026 ha assunto una forma particolarmente intensa e significativa presso l’Istituto Comprensivo G. Galilei – G. Mazzini di Grammichele. Nella mattinata del 27 gennaio, le classi quinte E, F e G della scuola primaria del plesso Piano Immacolata hanno preso parte all’iniziativa “La Memoria che si racconta”, promossa da Marco Salvo Benincasa, Nicola Monteleone e Maria Stella Bambaci. Un percorso educativo e umano in cui la memoria è diventata azione, le parole si sono trasformate in gesti e la storia ha smesso di essere lontana per farsi presente.
Il progetto nasce da una promessa. Nel febbraio 2025, Marco Salvo Benincasa e Nicola Monteleone hanno partecipato al viaggio istituzionale ad Auschwitz-Birkenau promosso dal Ministero per lo Sport e i Giovani e dall’Agenzia Nazionale della Gioventù, insieme a settanta giovani provenienti da tutta Italia. In quel luogo simbolo della Shoah, hanno ascoltato la testimonianza di Sami Modiano, voce instancabile della memoria. Nel giugno dello stesso anno, a Roma, hanno avuto l’onore di incontrarlo personalmente, raccogliendo ancora una volta dalla sua viva voce il racconto di ciò che è stato. Da quell’incontro è nata una promessa chiara: trasformare la memoria ricevuta in responsabilità, in impegno verso le nuove generazioni. Il 27 gennaio 2026, quella promessa ha preso forma.
La giornata si è aperta con un momento collettivo durante il quale tutti gli alunni hanno ascoltato la storia illustrata di Sami Modiano e il racconto dell’esperienza vissuta in Polonia da Benincasa e Monteleone. A seguire, le classi si sono alternate in una rotazione che ha consentito a ciascun gruppo di partecipare a tre attività differenti, ciascuna curata da uno dei tre giovani promotori, che hanno messo competenze, sensibilità e linguaggi diversi al servizio dell’educazione alla memoria.
Guardando negli occhi i bambini di quinta elementare, occhi pieni di futuro, Marco Salvo Benincasa ha portato nelle classi la Costituzione italiana, soffermandosi sull’Articolo 3, quello che afferma l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione. Ha spiegato che il futuro si costruisce attraverso le scelte quotidiane, nel modo in cui si guarda e si tratta chi è diverso, nel coraggio di restare quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte. La memoria è stata presentata non come un esercizio del passato, ma come una responsabilità del presente, perché vive non solo grazie a chi racconta, ma soprattutto grazie a chi ascolta. Il dott. Benincasa ha guidato i bambini in un percorso esperienziale centrato sui concetti di rispetto e dignità umana, aiutandoli a riconoscere come la discriminazione non appartenga solo ai libri di storia, ma possa manifestarsi ogni giorno nei cortili scolastici, nelle aule, nelle relazioni tra compagni.
Nicola Monteleone, studente del Conservatorio V. Bellini di Catania, ha scelto il linguaggio universale della musica. Con la sua chitarra ha insegnato ai bambini il canto tradizionale ebraico “Gam Gam”, facendolo eseguire sia in italiano che in ebraico. Un’attività esperienziale che ha permesso di comprendere come la musica sia stata, per il popolo ebraico, strumento di identità, di trasmissione dei valori e di resistenza spirituale anche nei momenti più bui. La memoria è passata così attraverso il corpo, la voce, l’emozione, creando apprendimenti profondi e duraturi.
Maria Stella Bambaci, studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Catania, ha guidato i bambini nella realizzazione collettiva di un “Muro della Memoria”: dei grandi cartelloni su cui ogni alunno ha lasciato un segno personale attraverso parole, disegni, stelle e simboli scelti liberamente. L’attività ha assunto una profondità particolare grazie alla storia personale e familiare di Bambaci, cresciuta ascoltando i racconti diretti dei nonni, dei parenti e dei conoscenti della madre. Condividendo questa dimensione biografica, ha mostrato ai bambini come la memoria sia anche un patrimonio vivo che si trasmette di generazione in generazione e che chiede di essere custodito e raccontato.
L’iniziativa “La Memoria che si racconta” ha permesso ai bambini di comprendere che la memoria della Shoah non è un peso del passato, ma uno strumento per leggere il presente, una chiave per riconoscere e contrastare le dinamiche discriminatorie quando si manifestano nella vita quotidiana.
Il 27 gennaio 2026, a Grammichele, la memoria non è rimasta confinata alle pagine dei libri o alle date del calendario. Ha camminato sulle gambe dei più piccoli, si è fatta voce, scelta, consapevolezza. Perché quando la memoria viene affidata ai bambini, smette di essere solo ricordo del dolore e diventa presidio di futuro. E in quel futuro, oggi, c’è già un seme che resiste.
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