Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani torneranno alle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. È una consultazione che riguarda tutti, anche chi vive a Grammichele, perché tocca l’assetto della magistratura e il modo in cui vengono organizzate alcune funzioni chiave dello Stato. Un voto tecnico, spesso raccontato in modo frammentario, e che proprio per questo rischia di trasformarsi, nella percezione di molti, in un giudizio politico generale invece che in una scelta consapevole sul merito.
Per provare a fare chiarezza, negli studi di Grammichele.eu abbiamo ospitato due professionisti del diritto, entrambi del nostro territorio: l’avvocato Giuseppe Purpora e l’avvocato Gianfranco Morello, già sindaco e vicesindaco di Grammichele. Con loro abbiamo approfondito le ragioni del “No”, entrando nei punti più discussi della riforma: la separazione delle carriere, il futuro assetto del CSM, il tema del sorteggio e l’istituzione di un organo disciplinare separato. Un passaggio centrale del confronto è stato il rapporto tra percezione pubblica e realtà: la diffusa idea di una magistratura “politicizzata”, gli attacchi che negli ultimi mesi hanno alimentato lo scontro, e la domanda di fondo che molti cittadini si pongono, cioè se questa riforma possa davvero migliorare la giustizia nella vita quotidiana.
