La “vinnita” di San Giuseppe, a Grammichele una tradizione di fede e solidarietà

A Grammichele la festa di San Giuseppe è stata per lungo tempo molto più di una semplice ricorrenza religiosa. Attorno al 19 marzo si è consolidata infatti una tradizione comunitaria fatta di devozione, carità e partecipazione popolare: la cosiddetta “vinnita”, ovvero la vendita all’asta dei doni offerti alla Sacra Famiglia. Come ricostruito da Salvatore Gandolfo nel volume Da Occhiolà a Grammichele. Fasti e nefasti, il ricavato veniva destinato ai più poveri, in particolare a due orfanelli sorteggiati per impersonare Gesù Bambino e la Madonna, oltre che alla figura di San Giuseppe.

Una festa che coinvolgeva l’intera comunità

La tradizione di San Giuseppe a Grammichele affonda le sue radici in un passato lontano e per molti anni ha rappresentato uno degli appuntamenti più sentiti dalla popolazione. Non si trattava soltanto di una celebrazione religiosa, ma di una vera pratica di solidarietà collettiva.

In occasione della festa, i cittadini offrivano alimenti, beni e altri doni che venivano raccolti per essere poi messi all’asta pubblica. Da qui il nome “vinnita”, termine che richiama appunto la vendita. Il ricavato serviva ad aiutare i più bisognosi, trasformando la devozione in un gesto concreto di assistenza.

Il sorteggio degli orfanelli

Uno dei momenti più caratteristici era il sorteggio dei bambini poveri del paese che avrebbero impersonato Gesù Bambino e la Madonna. Nei primi giorni di marzo venivano raccolte le domande degli orfanelli, o comunque dei minori privi di uno o di entrambi i genitori, purché appartenenti a famiglie in difficoltà economica.

I nomi ammessi venivano inseriti in due cassette separate, una per i maschi e una per le femmine, poi sigillate fino al giorno dell’estrazione. La vigilia della festa, alla presenza delle autorità civili e religiose, si procedeva al sorteggio pubblico: un momento molto partecipato, perché da quella scelta dipendeva il sostegno economico destinato ai piccoli prescelti.

vinnita

La figura di San Giuseppe

Accanto ai due bambini vi era anche la figura di San Giuseppe, impersonata da un uomo povero, vedovo o celibe, di età avanzata e ritenuto di buona condotta morale. Indossava un abito verde scuro e portava con sé un bastone con il giglio bianco e un quadro della Sacra Famiglia.

Seguendo la tradizione, quest’uomo si recava nelle case del paese portando con sé l’immagine sacra e ricevendo ospitalità per il pranzo o per la cena. Un’usanza che, nel tempo, è rimasta impressa anche nella memoria popolare e nel linguaggio comune.

Il giorno della “vinnita”

Il 19 marzo la festa entrava nel vivo. Il corteo accompagnava la Sacra Famiglia in piazza, insieme ad animali addobbati e carichi di grano, in un contesto che univa simboli religiosi e riferimenti alla cultura contadina del territorio. Dopo la benedizione della tavola e il pranzo rituale arrivava il momento più atteso: la “vinnita”, cioè la vendita pubblica dei doni raccolti. Proprio questa asta rappresentava il cuore sociale della festa, perché consentiva di raccogliere le somme da destinare ai bambini sorteggiati e alla figura di San Giuseppe.

La “vinnita” del 2013

Memoria religiosa e identità cittadina

Accanto al valore religioso e caritativo, la festa di San Giuseppe ha lasciato a Grammichele anche un patrimonio di immagini, gesti e ricordi che ancora oggi appartengono alla memoria collettiva del paese. La vigilia del 19 marzo era segnata dai falò accesi nei quartieri, preparati con legna e fascine raccolte nei giorni precedenti, mentre il giorno della festa riportava per le strade la processione del simulacro, la banda, gli abiti delle occasioni importanti e una partecipazione popolare diffusa.

In questo intreccio di fede, devozione domestica e vita comunitaria, San Giuseppe diventava per Grammichele anche un simbolo di passaggio: la fine dell’inverno, l’attesa della primavera, il ritorno della luce. Ed è forse proprio questa fusione tra rito religioso, solidarietà verso i più fragili e memoria condivisa a spiegare perché la “vinnita” continui ancora oggi a rappresentare uno dei segni più riconoscibili della tradizione locale.

 

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