Furti a Grammichele, colpiti un negozio di elettronica e il Santuario della Madonna del Piano

Due episodi ravvicinati riaccendono l’attenzione sul tema della sicurezza a Grammichele. Dopo il furto in un’attività commerciale di elettrodomestici ed elettronica, ignoti hanno preso di mira anche il Santuario della Madonna del Piano, luogo fortemente legato alla memoria religiosa e storica della comunità.

Prima il colpo nel negozio di elettrodomestici

Il primo episodio ha riguardato un negozio di elettrodomestici. Secondo quanto riportato da La Sicilia, i ladri sarebbero riusciti ad aggirare i sistemi di videosorveglianza, portando via smartphone e altri dispositivi elettronici.

Il valore della merce sottratta ammonterebbe a diverse decine di migliaia di euro. Un danno rilevante per l’attività commerciale, che si aggiunge al clima di preoccupazione generato dagli ultimi episodi.

Non solo microcriminalità?

Resta da chiedersi se sia ancora sufficiente parlare di microcriminalità. Gli ultimi episodi registrati a Grammichele, per modalità e conseguenze, sembrano andare oltre il semplice furto occasionale: da una parte il colpo a un’attività commerciale, con un danno economico rilevante; dall’altra il furto sacrilego al Santuario della Madonna del Piano, che ha ferito una comunità intera più sul piano spirituale che materiale.

Senza anticipare conclusioni che spettano agli investigatori, il susseguirsi di questi fatti impone una riflessione più ampia sul fenomeno dei furti mirati e sulla percezione di sicurezza nel territorio.

Furto sacrilego al Santuario della Madonna del Piano

I ladri hanno colpito anche il Santuario della Madonna del Piano. Per entrare avrebbero utilizzato un ponteggio, riuscendo poi a forzare gli accessi nonostante la presenza di allarmi e telecamere.

Dal Santuario sono stati portati via quattro calici, sei pissidi e un ostensorio. Si tratta di oggetti che, pur non avendo un grande valore economico, rappresentano un patrimonio affettivo e spirituale per i fedeli, poiché frutto di donazioni e devozione popolare.

Il rettore, don Salvo Luca, ha presentato denuncia. Fortunatamente, i ladri non sarebbero riusciti a raggiungere la chiesa principale, evitando così conseguenze ancora più gravi. L’episodio ha suscitato amarezza tra i volontari mariani e tra molti cittadini, particolarmente legati al Santuario. Il luogo, infatti, conserva un valore storico unico: è l’unica struttura sopravvissuta al terremoto del 1693 che distrusse l’antico abitato di Occhiolà.

Dopo il furto, sono stati avviati gli interventi per riparare i danni e si sta valutando l’installazione di porte blindate per aumentare la sicurezza degli accessi. Nel frattempo, non è mancata la solidarietà dei devoti. Come riferito da monsignor Michele Pennisi, arcivescovo emerito di Monreale, alcuni fedeli hanno già donato nuovi calici per sostituire quelli rubati.

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