L’Assemblea territoriale idrica ha approvato la risoluzione della convenzione con Servizi Idrici Etnei. A favore oltre l’83% dei sindaci presenti. La società continuerà però a gestire il servizio nei Comuni già acquisiti, mentre si apre una nuova fase amministrativa e probabilmente giudiziaria.
L’ATI rompe con SIE
La gestione dell’acqua in provincia di Catania entra in una nuova fase. L’Assemblea territoriale idrica dei 58 Comuni etnei ha approvato la risoluzione della convenzione con SIE, Servizi Idrici Etnei, la società mista pubblico-privata incaricata della gestione del servizio idrico integrato.
La decisione è arrivata dopo una riunione durata oltre tre ore al Centro direzionale Nuovaluce. A favore dello stop al rapporto contrattuale si è espresso oltre l’83% dei sindaci presenti, pari a 46 amministratori e a più dell’80% delle quote rappresentate in assemblea.
La convenzione con SIE risale al 24 dicembre 2005 e avrebbe dovuto portare a una gestione unitaria di acquedotti, fognature e depurazione nei Comuni della provincia. Dopo vent’anni, però, il modello del gestore unico non è mai arrivato a piena attuazione.
Le contestazioni: subentri, investimenti e servizio
La risoluzione è stata votata per gravi inadempienze contrattuali contestate dall’ATI. Secondo l’Assemblea territoriale idrica, SIE non avrebbe rispettato gli impegni assunti, non avrebbe completato i subentri previsti e non avrebbe garantito l’avanzamento degli interventi necessari sulle infrastrutture.
Tra i nodi più delicati ci sono il mancato pieno avvio della gestione unitaria, i ritardi negli investimenti, le criticità nella depurazione e il rischio di perdere finanziamenti pubblici destinati al miglioramento delle reti idriche. L’ATI si è inoltre riservata la possibilità di avviare un’azione risarcitoria nei confronti della società.
Il peso del Calatino
La vicenda riguarda l’intera provincia di Catania, ma nel Calatino assume un peso particolare. Proprio in quest’area SIE è già subentrata in diversi Comuni e qui, negli ultimi mesi, si sono concentrate molte proteste da parte degli utenti.
In più centri del territorio sono nati comitati civici e iniziative di contestazione legate alla gestione del servizio. Al centro delle lamentele ci sono disservizi, fatture ritenute non corrette, consumi contestati, mancate letture periodiche, dati non aggiornati e addebiti stimati considerati eccessivi da diversi cittadini.
Per molti utenti, dunque, il voto dell’ATI non è solo una questione amministrativa tra ente d’ambito e gestore, ma riguarda aspetti molto concreti: bollette, letture, rapporti con gli sportelli, qualità del servizio e chiarezza sui consumi.
Attenzione: il servizio non torna ai Comuni
Un punto va chiarito subito: la risoluzione della convenzione non comporta automaticamente il ritorno alla gestione diretta da parte dei Comuni.
Nei territori in cui SIE è già subentrata, il servizio continuerà a essere garantito dalla società fino a nuove disposizioni. La priorità, infatti, è evitare interruzioni nella gestione ordinaria dell’acqua, delle reti fognarie e degli impianti.
Il vero nodo adesso sarà capire quale percorso seguirà l’ATI: se si andrà verso un nuovo gestore, con quali tempi, con quali modalità e con quali garanzie per gli utenti.
La replica di SIE
Alla vigilia del voto, SIE aveva respinto le accuse dell’ATI, definendo infondata la proposta di risoluzione e attribuendo all’ente d’ambito la responsabilità dello stallo.
Secondo la società, mancherebbero ancora atti fondamentali per la gestione del servizio, tra cui Piano economico-finanziario, Programma degli interventi, sviluppo tariffario e valori di subentro. Senza questi strumenti, sostiene SIE, non sarebbe possibile completare l’acquisizione delle gestioni ancora affidate ad altri soggetti.
La società ha anche rivendicato gli interventi effettuati nei territori già presi in carico, parlando di migliaia di manutenzioni, nuovi sistemi di telecontrollo e lavori programmati su pozzi e infrastrutture.
Lo scontro, quindi, non si chiude con il voto dell’assemblea. Al contrario, rischia di proseguire nelle sedi amministrative e giudiziarie.
Una storia lunga vent’anni
Il rapporto tra ATI e SIE nasce nel 2005 e da allora è stato segnato da ricorsi, sentenze, nuovi accordi e continui rallentamenti. Nel 2024 sembrava possibile una ripartenza, con una nuova convenzione e un cronoprogramma operativo aggiornato.
La decisione votata dai sindaci riapre invece una fase di forte incertezza. Da una parte c’è l’ATI, che ritiene non più sostenibile la prosecuzione del rapporto con SIE. Dall’altra c’è la società, che contesta la ricostruzione dell’ente e si prepara a difendere le proprie ragioni.
Nel mezzo restano i cittadini, soprattutto nei territori dove il passaggio alla nuova gestione ha già prodotto effetti concreti sulle bollette e sull’organizzazione del servizio.
Cosa cambia per Grammichele e il territorio
Per Grammichele e per il Calatino la partita resta aperta. Il tema non riguarda soltanto chi gestirà il servizio, ma come verranno garantiti interventi sulle reti, riduzione delle perdite, depurazione, manutenzione e maggiore trasparenza nei rapporti con l’utenza.
Il voto dell’ATI segna uno spartiacque politico e amministrativo, ma non risolve nell’immediato tutti i problemi segnalati dai cittadini.
La domanda, adesso, è una sola: dopo vent’anni di contenziosi e gestioni incomplete, il territorio riuscirà finalmente ad avere un servizio idrico stabile, efficiente e comprensibile per gli utenti?
