Under 35, la Sicilia si svuota: il dato anomalo di Ragusa e il crollo delle aree interne

Secondo i dati elaborati dal Sole 24 Ore su base Istat, tra il 2019 e il 2026 l’isola registra un arretramento generalizzato della popolazione tra 18 e 35 anni. Enna e Caltanissetta superano il -10%, Catania e Palermo perdono oltre il 7%. Il dato meno pesante è quello della provincia di Ragusa: -1,1%.

La Sicilia continua a perdere giovani. Non è un fenomeno isolato, ma una delle manifestazioni più evidenti della crisi demografica e sociale che attraversa il Mezzogiorno. Secondo l’elaborazione pubblicata dal Sole 24 Ore su dati Istat, tra il 2019 e il 2026 il Sud ha perso oltre 313mila residenti tra i 18 e i 35 anni, con un calo del 7,57%. Nello stesso periodo il Nord ha registrato una crescita del 4,83%, guadagnando quasi 240mila giovani.

Dentro questo quadro nazionale, la Sicilia mostra un dato netto: nessuna provincia dell’isola cresce. Tutte registrano una diminuzione della popolazione giovanile residente. Ma la flessione non colpisce tutti i territori con la stessa intensità.

La mappa siciliana: Enna e Caltanissetta le più colpite

Il dato più pesante riguarda le aree interne. Enna perde il 10,6% dei residenti tra 18 e 35 anni rispetto al 2019. Poco distante Caltanissetta, con -10,1%. Seguono Agrigento (-8,8%), Palermo (-7,9%), Catania (-7,4%), Messina (-7,3%), Trapani (-6,9%) e Siracusa (-6,5%).

La provincia che contiene maggiormente il calo è Ragusa, con -1,1%. È l’unico dato siciliano che si discosta in maniera evidente dal resto dell’isola.

La classifica provinciale, dunque, restituisce una Sicilia tutta in negativo, ma divisa al suo interno. Da una parte ci sono le province interne, dove la perdita di giovani appare più marcata; dall’altra le aree costiere e produttive, che pur arretrando mostrano livelli diversi di tenuta.

Ragusa, il dato da leggere con attenzione

Il caso Ragusa merita una lettura prudente. Il -1,1% non significa che la provincia sia immune dalla fuga dei giovani o che abbia risolto il problema demografico. Significa però che, nel confronto con il resto della Sicilia, la perdita è molto più contenuta.

In una regione dove Enna e Caltanissetta superano il -10% e dove anche le grandi province di Catania e Palermo perdono oltre il 7%, Ragusa rappresenta il dato più anomalo della mappa. Non inverte la tendenza, ma la rallenta.

Le ragioni possono essere diverse: un tessuto economico diffuso, la presenza di agricoltura specializzata, piccola e media impresa, turismo, servizi e un sistema produttivo meno concentrato rispetto alle grandi aree metropolitane. Ma il dato demografico, da solo, non basta a spiegare le cause. Segnala una differenza, non offre ancora una risposta definitiva.

La domanda, però, resta aperta: perché Ragusa perde molti meno giovani rispetto al resto dell’isola?

Catania e Palermo non bastano a trattenere gli under 35

Un altro elemento significativo riguarda le province più grandi. Catania registra un calo del 7,4%, Palermo del 7,9%. Sono territori con università, aeroporti, ospedali, servizi, imprese e una maggiore densità urbana. Eppure anche qui la popolazione giovane diminuisce in modo consistente.

Questo dato suggerisce che la sola presenza di poli universitari o di funzioni metropolitane non basta a trattenere i giovani. Il problema non riguarda soltanto la possibilità di studiare, ma soprattutto ciò che accade dopo: lavoro qualificato, salari adeguati, prospettive di carriera, casa, trasporti, servizi e qualità della vita.

La Sicilia, in altre parole, continua a formare competenze che spesso trovano altrove il proprio sbocco professionale.

Il nodo dei laureati e delle competenze

Il fenomeno non riguarda soltanto il numero dei giovani che diminuisce. Riguarda anche il profilo di chi parte. Secondo il quadro ricostruito dal Sole 24 Ore, dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha trasferito la residenza dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Una quota rilevante è composta da laureati, cresciuti nel tempo fino a rappresentare quasi il 60% dei giovani in partenza.

È questo l’aspetto più delicato: il Sud non perde soltanto popolazione giovane, ma perde capitale umano. Ogni giovane formato che non torna o che non trova occasioni nel proprio territorio rappresenta una perdita per il sistema produttivo, per la pubblica amministrazione, per la scuola, per la sanità, per l’innovazione e per la vita sociale delle comunità.

Il rischio è quello di un circolo vizioso: meno opportunità generano nuove partenze; nuove partenze riducono ulteriormente la capacità dei territori di crescere.

Incentivi e lavoro: perché non basta aprire un’attività

Il tema si intreccia anche con le politiche pubbliche. Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha beneficiato di misure come Pnrr, Zes, Resto al Sud e incentivi all’occupazione. Questi strumenti hanno favorito investimenti e iniziative imprenditoriali, ma non sempre sono riusciti a incidere sui divari più profondi.

Nell’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore, il Sud viene descritto come un territorio in crescita su alcuni fronti, ma ancora segnato da una struttura economica fragile: accanto a settori dinamici ed eccellenze produttive, restano ampie aree di autoimpiego e attività poco remunerative.

Il punto, quindi, non è solo creare lavoro. È creare lavoro capace di trattenere competenze, offrire percorsi professionali credibili e rendere possibile una scelta di vita stabile.

La Sicilia davanti alla sfida della “restanza”

La fotografia dei dati consegna alla Sicilia una questione che non può essere liquidata come semplice destino demografico. La domanda non è soltanto quanti giovani continueranno a partire, ma quali condizioni l’isola saprà costruire per permettere loro di restare, tornare o investire qui.

Servono lavoro qualificato, servizi efficienti, collegamenti adeguati, sanità accessibile, scuole solide, spazi culturali, infrastrutture digitali e una pubblica amministrazione capace di accompagnare lo sviluppo.

La mappa dei giovani siciliani tra 18 e 35 anni dice che il problema riguarda tutta l’isola. Ma dice anche che i territori non reagiscono tutti allo stesso modo. Le province interne sembrano più esposte allo svuotamento, le grandi aree urbane non riescono comunque a trattenere abbastanza giovani, mentre Ragusa mostra una tenuta relativa che merita di essere studiata.

Il futuro della Sicilia passa anche da qui: non solo fermare le partenze, ma costruire motivi concreti per scegliere di restare.

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