Si è conclusa nella suggestiva cornice del Parco archeologico di Occhiolà la settimana di iniziative culturali dedicate alle opere di Giovanni Verga. Un programma che ha coinvolto compagnie teatrali, associazioni, fotografi, videomaker, studiosi e istituzioni, alternando appuntamenti mattutini e serali ai quali l’intera cittadinanza era invitata a partecipare.
L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per riscoprire l’opera dello scrittore siciliano attraverso il teatro e, allo stesso tempo, per riportare l’attenzione su uno dei luoghi più significativi della storia di Grammichele.
Resta adesso il momento di tracciare un bilancio, che tenga conto di un’organizzazione rapida dell’impegno delle realtà coinvolte e, soprattutto, della risposta di un pubblico atteso che, forse, non è stato sufficientemente stimolato.
La sfida dei tempi e le realtà coinvolte
Mettere in scena delle rappresentazioni teatrali con un preavviso di appena tre settimane rispetto all’inizio della manifestazione non è un compito semplice. Del resto, già durante il primo incontro con le realtà locali coinvolte, il Comune aveva evidenziato i ritardi nell’arrivo dei finanziamenti previsti, che avevano inevitabilmente condizionato i tempi della comunicazione e dell’organizzazione.
Una volta delineati il contesto e il tema della manifestazione, è iniziato il conto alla rovescia per preparare gli appuntamenti. La scelta dei testi, il loro adattamento teatrale e le prove di recitazione hanno rappresentato le principali sfide affrontate dalle compagnie coinvolte. Ciascuna, secondo il proprio linguaggio scenico, ha proposto una rilettura di una novella o di un romanzo dell’autore verista.
Non è mancata la collaborazione delle associazioni culturali, impegnate nell’accompagnamento del pubblico lungo i percorsi del Parco archeologico interessati dalle rappresentazioni. Un modo per far dialogare il patrimonio storico del luogo con il linguaggio del teatro, offrendo ai visitatori un’esperienza culturale che andasse oltre la semplice rappresentazione scenica.
Merita una menzione anche il lavoro, spesso silenzioso ma prezioso, dei fotografi e videomaker grammichelesi. Professionisti e appassionati che, attraverso immagini e riprese, hanno documentato i diversi appuntamenti, contribuendo a conservarne la memoria.
In una società sempre più legata alla comunicazione digitale, il loro contributo permette non soltanto di raccontare ciò che è accaduto, ma anche di lasciare una testimonianza accessibile nel tempo, soprattutto a chi non ha avuto occasione di partecipare direttamente.
Occhiolà, un patrimonio da riportare al centro della vita culturale
La manifestazione ha avuto il merito di riportare il teatro e la cultura all’interno del Parco archeologico di Occhiolà, luogo profondamente legato all’identità storica di Grammichele.
Per molti anni, infatti, l’antico sito è rimasto ai margini della vita culturale cittadina, fatta eccezione per alcune visite sporadiche e per le iniziative prevalentemente legate all’11 gennaio, anniversario del terremoto del 1693 che distrusse l’antico abitato.
La scelta di ambientare proprio a Occhiolà una parte delle iniziative dedicate a Giovanni Verga assume, per questo, un significato che supera il programma della manifestazione. Significa tornare a considerare il parco non soltanto come un luogo della memoria, ma anche come uno spazio capace di accogliere attività culturali, incontri e occasioni di partecipazione.
In questo senso, la settimana verghiana ha rappresentato un segnale positivo. La valorizzazione di Occhiolà non può esaurirsi nel ricordo della sua distruzione, ma dovrebbe passare anche attraverso una frequentazione più continua, capace di restituire centralità a un patrimonio storico che appartiene all’intera comunità.
La nota dolente: la partecipazione del pubblico
Non può tuttavia passare in secondo piano un dato: la presenza del pubblico è stata mediamente contenuta.
Durante le due conferenze organizzate presso il Teatro “U Nicu”, al di là delle persone direttamente coinvolte nell’iniziativa, sono mancati soprattutto volti nuovi, spettatori curiosi e cittadini interessati ad approfondire i temi proposti.
A Occhiolà, escludendo le scolaresche coinvolte dal Comune, la partecipazione è stata discreta. Una risposta simile si è registrata anche per la rappresentazione della Cavalleria rusticana in piazza.
Numeri che, pur senza sminuire il valore delle iniziative e l’impegno di chi vi ha lavorato, appaiono inferiori alle potenzialità di un paese così ricco di storia, tradizioni e spazi pubblici.
La questione, quindi, non riguarda soltanto la riuscita di una singola manifestazione, ma il rapporto più generale tra la comunità e le opportunità culturali offerte dal territorio.
Quesiti ancora aperti
Gli interrogativi sui quali continuiamo a soffermarci sono, in fondo, sempre gli stessi: il problema risiede in chi comunica o in chi riceve il messaggio? Nel modo in cui si propone la cultura o nel modo in cui viene percepita?
Probabilmente la comunicazione ufficiale, affidata prevalentemente ai canali istituzionali, non è più sufficiente. Le modalità con cui oggi si raggiunge e si coinvolge il pubblico sono cambiate, soprattutto attraverso i social media, e richiedono linguaggi, strumenti e strategie capaci di intercettare anche chi non segue abitualmente la programmazione culturale cittadina.
Allo stesso tempo, non si può ignorare la difficoltà di avvicinare una parte della comunità a iniziative che, pur essendo aperte a tutti, continuano talvolta a essere percepite come appuntamenti destinati a un pubblico ristretto.
Il rischio è quello di considerare la cultura un affare per pochi, finendo per giustificare la scarsa partecipazione anziché interrogarsi sulle sue cause.
La settimana dedicata a Verga lascia dunque un duplice bilancio: da un lato, il valore di un’iniziativa che ha riportato attenzione e attività culturali a Occhiolà; dall’altro, la necessità di comprendere come trasformare queste occasioni in esperienze realmente condivise.
Perché organizzare eventi culturali è importante, ma riuscire a coinvolgere la comunità è la sfida decisiva. Una sfida che richiede continuità, comunicazione e partecipazione, affinché l’interesse per la cultura non finisca per scontrarsi, ancora una volta, con la nostra personale versione della “malavoglia”.
Di Ilaria Sileci
Foto della galleria di Tiziana Russo e Giuseppe Buscema, che ringraziamo per averci concesso l’utilizzo.
Link del trailer realizzato da Luca Di Gregorio:











