Elezione del presidente del consiglio comunale: il punto, e la nostra proposta

La sbornia post-elezioni non è ancora finita, la festa per la vittoria storica del Movimento 5 stelle è ancora nell’aria, ma martedì 28 giugno è tempo di chiudere tablet e smartphone, riporre le bandiere per il tifo “da stadio”, e tornare in consiglio comunale. La prima seduta, tradizionalmente la più scenica ma meno concreta, avverrà di fronte (presumibilmente) a un grandissimo pubblico, che assisterà sì al giuramento dei consiglieri, ma cosa ancora più importante all’elezione del Presidente del Consiglio Comunale.

Poche volte come questa però, il nome del prossimo Presidente è più incerto che mai. La legge regionale del giugno scorso, che ha ridotto il numero di consiglieri da 20 a 16, e il frastagliato panorama politico al quale ci affacciamo dal 6 giugno ad oggi, non ci presenta una maggioranza ben definita.

Ma andiamo per ordine, per i neofiti, riassumiamo in breve cos’è la figura del Presidente del Consiglio Comunale e come viene eletto.

Il Presidente del Consiglio Comunale rappresenta il consiglio, ne dirige i dibattiti, fa osservare il regolamento del consiglio, concede la parola, giudica l’ammissibilità dei documenti presentati, annuncia il risultato delle votazioni con l’assistenza di tre scrutatori da lui scelti, assicura l’ordine della seduta e la regolarità delle discussioni, può sospendere e sciogliere la seduta e ordinare che venga espulso dall’aula il consigliere che reiteratamente violi il regolamento o chiunque del pubblico che sia causa di disturbo al regolare svolgimento della seduta. Inoltre si avvale delle risorse all’uopo destinate e delle strutture esistenti nel Comune; può disporre di un adeguato e idoneo ufficio e di personale comunale in relazione alle disponibilità del Comune (dallo Statuto Comunale).

Il Presidente viene eletto dai consiglieri comunali, con le seguenti regole:

– Nella prima votazione deve ottenere 9 voti su 16;

– Dalla seconda votazione in poi può essere eletto con semplice maggioranza.

Qual è la nostra proposta?

Il presidente del consiglio, come anche il Sindaco, Vice-Sindaco ed Assessori, percepisce un’indennità di carica, stabilita e regolata dal Decreto del 4 aprile 2000, n.119. Il Movimento 5 Stelle ha già dichiarato che ridurrà del 30% le indennità spettanti al sindaco, gli assessori e il presidente del consiglio comunale, appunto, e ad oggi non c’è alcun dubbio che i 4 assessori che verranno designati a breve, e il Sindaco, adotteranno questa norma.

Il dubbio rimane sul Presidente del CC, che con alte probabilità potrebbe non essere un componente della “maggioranza” pentastellata, abbastanza risicata, ma di uno dei due gruppi d’opposizione più grossi (uno appoggiava l’avvocato Piccolo, l’altro l’avvocato Specchiale).

Chiediamo e proponiamo che anche il presidente rinunci all’indennità di carica, se non a tutta, anche solo al 30%. Il denaro risparmiato da tutte le indennità ridotte, sarebbe utile da raccogliere in fondo comunale, al quale si potrà attingere solo in casi d’emergenza, come quella idrica che ha colpito la città poco prima delle elezioni, o come altre che si potranno (purtroppo) presentare negli anni a venire. Abbiamo calcolato che con il solo 30% delle indennità di cui sopra abbiamo parlato, si risparmierebbero circa 3000 euro al mese, 36000 all’anno, senza contare tutti i gettoni di presenza percepiti dai 16 consiglieri comunali, sia per le sedute del consiglio che per le sedute delle varie commissioni.

Quale miglior momento, per dare un segnale alla città, e per cominciare a risparmiare? Ci auguriamo che il nuovo presidente del consiglio comunale segua questa proposta, equiparandosi ai parametri che la nuova amministrazione probabilmente proporrà e non faccia orecchie da mercante, e, se non chiediamo troppo, che anche i consiglieri comunali eletti seguiranno la giusta direzione, rinunciando ai gettoni di presenza e risparmiando ancora di più.

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