6 aprile: giornata internazionale dello sport, tra Olimpiadi e Gazzetta

L’assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 2013, ha proclamato il 6 aprile la giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace. Commemorazione nata per celebrare i valori e i principi di cui lo sport si fa portatore e testimone da secoli, quali ad esempio, la sana competizione, l’adesione sociale e quindi la pace.

Non è un fatto casuale che questa data coincida con l’inizio dei giochi olimpici dell’era moderna che si disputarono nel 1896, per volere del barone francese Pierre de Coubertin, nella storica e tanto mitica, Atene, culla di una civiltà che dello sport ha fatto da sempre un paradigma e un modello a cui attingere non solo fisicamente, ma anche e soprattutto eticamente. “Mens sana in corpore sano“, per dirla alla latina.

Intrinseca alla natura dello sport è anche la valenza storica che indiscutibilmente la caratterizza, perché i giochi olimpici erano l’unica grande occasione che portava alla cessazione di guerre, conflitti e inimicizie pubbliche e private, quella che gli ellenici chiamavano “Ekecherìa” ovvero tregua olimpica, rispettata e incisiva più nell’antichità che nelle nostre edizioni moderne, ma pur sempre simbolo di fratellanza e solidarietà tra i popoli.

Dalla prima olimpiade ateniese sono passati 125 anni e 125 sono anche le candeline che spegne uno dei giornali più cari a tutti gli appassionati e sportivi d’Italia. La Gazzetta dello Sport è nata infatti 3 giorni prima della competizione a 5 cerchi, ovvero il 3 aprile del 1896.

Adesso, in questa giornata così speciale, è difficile non volgere lo sguardo verso la lontana Asia, dove fra poco più di 100 giorni avranno inizio i primi giochi, rinviati, nella storia delle olimpiadi, quelli di Tokyo 2020. Nonostante l’ufficializzazione il paese è però costretto a fare i conti con una nuova variante, che nella peggiore delle ipotesi, potrebbe portare ad un immediato annullamento delle gare. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire e noi ci auguriamo di ritrovarci a luglio davanti al nostro televisore, per tifare e sorridere senza alcuna mascherina che copra il volto e, in parte, l’espressione delle nostre emozioni.

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