Suicidio in carcere a Caltagirone, due agenti condannati: “Poteva essere evitato”

Il suicidio avvenuto il 14 agosto 2020 nella casa circondariale di Caltagirone poteva essere evitato con controlli più accurati. È quanto ha stabilito la Gup del Tribunale, Desirée Augusto, che ha condannato due agenti di polizia penitenziaria per omicidio colposo.

I due sono stati condannati a 3 mesi e 3 giorni di reclusione, con sospensione condizionale della pena e senza menzione nel casellario giudiziale, per la morte di Giuseppe Randazzo, 50 anni, che si tolse la vita in cella poche ore dopo l’arresto.

Secondo la giudice, il detenuto – trasferito in una cella singola e sottoposto a regime di grande sorveglianza per il rischio suicidario – avrebbe dovuto essere sottoposto a una perquisizione più approfondita, che avrebbe potuto impedire il gesto.

Randazzo era stato arrestato il giorno prima per l’omicidio della moglie, Catya Di Stefano, 46 anni, avvenuto durante una violentalite. In carcere, l’uomo si impiccò utilizzando il laccio dei pantaloncini.

Oltre alla condanna penale, i due agenti dovranno risarcire i familiari della vittima, con danni da quantificare in un successivo giudizio civile.

Sono stati invece assolti altri due agenti coinvolti nel procedimento, ritenuti non responsabili per quanto accaduto.

Il pubblico ministero Samuela Lo Martire aveva chiesto per i due condannati una pena più severa: un anno di reclusione, già ridotta per il rito abbreviato.

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