Nel giorno del 333° anniversario del terremoto dell’11 gennaio 1693, che distrusse l’antico abitato di Occhiolà, il Parco archeologico è stato ufficialmente riaperto al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura e abbandono. Una data fortemente simbolica, che ha restituito alla comunità di Grammichele uno dei luoghi più significativi della propria memoria storica.
La cerimonia di riapertura si è svolta in mattinata, con il taglio del nastro all’ingresso dell’area archeologica, subito dopo la grande salita che segue il parcheggio. Dopo la benedizione, l’attenzione si è spostata subito sulle nuove aree.

Una novità: il Museo della civiltà contadina
È stato inaugurato il Museo della civiltà contadina, ospitato in una stanza ricavata all’interno di ambienti già presenti nel Parco ma da tempo inutilizzati. Si tratta di una delle novità più significativa rispetto alla situazione precedente.
Il museo propone un percorso espositivo essenziale ma denso di contenuti, costruito attraverso pannelli tematici e reperti provenienti dalla disponibilità della Soprintendenza, che raccontano il legame profondo tra Occhiolà, Grammichele e la cultura agricola del territorio. Il grano, il pane, Demetra, i rituali e la vita quotidiana diventano chiavi di lettura per comprendere la continuità storica tra l’antico borgo distrutto dal sisma e la città rifondata.
Tra i pannelli principali spiccano “La memoria del grano. La civiltà contadina in Occhiolà” e “Demetra e il banchetto sacro”, che ricostruiscono il ruolo centrale dell’agricoltura e dei culti legati alla fertilità nella storia del sito.
All’inaugurazione del museo è intervenuta anche la dottoressa Ursino, della Soprintendenza ai Beni culturali, sottolineando il valore scientifico e culturale del lavoro svolto, definendolo anche un “piccolo miracolo“. La dottoressa ha raccontato anche la nascita del Museo della civiltà contadina, con la sua duplice natura storica (parte ellenistica e parte cinquecentesca), ringraziando la ditta di Allestimenti Museali di Giuseppe Floridia.
Sono intervenuti anche il sindaco Giuseppe Greco e il vicesindaco, assessore con delega al Parco archeologico, Pietro Palermo, alla presenza di rappresentanti istituzionali e numerosi cittadini. Nel suo intervento, Palermo ha sottolineato il lavoro svolto negli ultimi anni dagli uffici comunali: «Sono stati anni che hanno visto i nostri uffici impegnati in maniera costante, e per questo li ringrazio sinceramente. Da oggi il Parco archeologico di Occhiolà è gestito direttamente dal Comune di Grammichele e il personale è stato coordinato per garantirne l’apertura». L’assessore ha inoltre ringraziato il sindaco Greco «per la fiducia accordata» e la dottoressa Ursino, della Soprintendenza ai Beni culturali, per il contributo determinante alla realizzazione del Museo della civiltà contadina.
Nel suo intervento, il sindaco Greco ha evidenziato come la gestione diretta del Parco rappresenti una sfida complessa per l’Ente, ma al tempo stesso un passaggio necessario. Il primo cittadino ha inoltre comunicato che, nell’ambito della programmazione SNAI 2021-2027, il Comune di Grammichele ha inserito la previsione per la realizzazione e il trasferimento del Museo civico all’interno di Palazzo Fragapane, auspicando tempi di attuazione rapidi. Infine, Greco ha annunciato che l’Amministrazione sta lavorando per l’inserimento del sito in una nuova campagna di scavi archeologici, con l’obiettivo di riportare alla luce le numerose testimonianze storiche che si ritiene siano ancora custodite nel sottosuolo dell’area di Occhiolà.

Foto Massimo Inzirillo
Il racconto degli ultimi giorni di Occhiolà
Dopo la visita al museo, la cerimonia si è spostata verso i resti della chiesa di San Leonardo, uno dei luoghi più carichi di significato emotivo dell’intero sito. Qui il professore Giuseppe Palermo ha tenuto un intervento intenso e partecipato, dedicato agli ultimi giorni di vita di Occhiolà. Attraverso un racconto scandito dalle scosse che precedettero il grande terremoto del Val di Noto, Palermo ha ricostruito le ore finali dell’abitato, accompagnando il pubblico in un crescendo narrativo che ha reso tangibile la tragedia vissuta dalla popolazione tra il 9 e l’11 gennaio 1693.

Il percorso naturalistico e il Santuario ellenistico
Al termine della cerimonia ufficiale, i partecipanti hanno potuto visitare liberamente il Parco, scoprendo anche alcune novità meno visibili ma rilevanti. È stato infatti ripristinato un percorso naturalistico che si sviluppa lungo il lato che quasi costeggia Poggio del Rullo , collegando i resti dell’abitato medievale all’area ellenistica.
Qui si trova il Santuario rurale di età ellenistica, indagato tra il 2010 e il 2011, databile tra il IV e il III secolo a.C. L’edificio, composto da sei ambienti disposti attorno a un vestibolo centrale con una cisterna a campana per la raccolta delle acque, è stato interpretato come luogo di culto dedicato a Demetra e Kore o alle Ninfe.

Un lavoro necessario, una ripartenza da consolidare
I lavori di riqualificazione, approvati con delibera del 2019 e iniziati nel 2023, hanno interessato anche aspetti strutturali spesso poco visibili ma fondamentali: impianto di illuminazione, videosorveglianza, sedute, staccionate, ripristino dei pannelli informativi e messa in sicurezza dell’area, duramente colpita da un incendio negli anni passati. A prima vista, per chi aveva frequentato il Parco di Occhiolà in passato, i cambiamenti possono apparire limitati. In realtà si tratta di un intervento di ripristino essenziale, senza il quale ogni progetto di valorizzazione sarebbe stato impossibile.

La situazione nel Parco 3 anni fa, da un nostro video.
È stato inoltre avviato un primo lavoro di identità visiva e comunicazione, con la creazione del logo (ispirato dalle mattonelle della Chiesa di San Leonardo) e del sito web del Parco archeologico di Occhiolà.
Resta però aperta la questione centrale: la gestione nel tempo. È stato annunciato l’accesso a pagamento e l’impiego di due addetti comunali, ma sarà decisivo capire modalità, giorni di apertura, fruibilità per persone con disabilità, accessi organizzati per scuole e gruppi, e una progettualità culturale stabile.
Dopo anni di chiusura e abbandono, la riapertura di Occhiolà rappresenta senza dubbio una ripartenza concreta. Il lavoro da fare è ancora ampio, ma il passaggio dallo zero assoluto a una nuova fase di attenzione e cura segna un punto di svolta che ora richiede continuità, competenze e visione.



